Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella è stato ricoverato presso l’Ospedale Santo Spirito di Roma per un intervento programmato di impianto di pacemaker al cuore, eseguito nella serata di ieri, dopo aver completato tutti gli impegni istituzionali previsti in agenda tra cui l’incontro con il presidente del Montenegro. L’intervento, effettuato alle ore 20.00, si è concluso con successo: come si legge nel bollettino medico ufficiale, “il Presidente è rientrato nel reparto di cardiologia dove ha trascorso una notte tranquilla. È asintomatico e in condizioni cliniche stabili.”
Per chiarire in cosa consista esattamente un pacemaker intervento al cuore, Lo Speciale ha raccolto le valutazioni di due medici esperti: il professor Cosimo Comito, responsabile di cardiologia e cardiochirurgo della Clinica Paideia, una delle strutture private più rinomate della Capitale, e il Professor Salvatore Cristiani, consulente della Camera e del Senato e già Dirigente di Medicina d’Urgenza e Coordinatore della U.O.S.D. Medicina dello Sport della ASL Roma 2.
Pacemaker intervento al cuore, cosa significa?
“L’intervento per l’impianto del pacemaker nel caso del Presidente Mattarella è una procedura assolutamente di routine nelle cardiologie moderne. Si esegue ogni giorno, 50.000 impianti l’anno, soprattutto su persone anziane, come il Capo dello Stato”, spiega il Professor Salvatore Cristiani.
Il pacemaker è un dispositivo elettronico che viene inserito sotto la pelle, sotto la clavicola sinistra. “Monitora costantemente l’attività del cuore e interviene automaticamente quando la frequenza cardiaca scende sotto i 50-55 battiti al minuto oppure si presentano aritmie della conduzione, come i blocchi atrioventricolari. Il paziente non ha alcun controllo volontario sul dispositivo: entra in azione solo quando serve”.
Il Professor Cristiani sottolinea l’evoluzione tecnologica dei pacemaker: “I modelli più recenti sono programmabili e trasmettono dati a distanza, consentendo al medico un controllo costante. Hanno una batteria che dura tra i 7 e i 10 anni, dopodiché si procede a una semplice sostituzione con un intervento ancora più rapido”.
Quanto ai tempi di degenza e recupero: “Il ricovero post-operatorio dura in media due o tre giorni. Si consiglia solo di evitare sforzi intensi per alcune settimane. Il recupero è rapido, anche in pazienti fragili, e non compromette l’attività lavorativa, soprattutto se di tipo intellettuale”.
Come si svolge l’intervento e convalescenza
A spiegare nel dettaglio la procedura è il professor Cosimo Comito, responsabile di cardiologia e cardiochirurgo della Clinica Paideia, una delle strutture sanitarie private più prestigiose di Roma: “L’intervento si esegue in anestesia locale, con il paziente sveglio e collaborante. Si effettua un’incisione di circa 3-4 centimetri sotto la clavicola sinistra. In circa 45 minuti si inseriscono i cateteri nel cuore e si collega il dispositivo, che verrà poi programmato in base alle caratteristiche del paziente: età, stile di vita, eventuale attività sportiva. Dopo l’intervento si chiude con alcuni punti di sutura e si resta in osservazione per 24-48 ore”.
Il pacemaker, spiega Comito, è una vera e propria “scatola nera” del cuore: “Registra tutto quello che succede anche per un anno intero. Il medico può quindi sapere se il paziente ha avuto aritmie, fibrillazioni, pause notturne, e può intervenire di conseguenza”.
Quanto alla convalescenza, Comito è rassicurante: “Dopo 48-72 ore, il paziente torna a casa. Può riprendere la sua attività lavorativa, a patto che eviti movimenti ampi con il braccio sinistro, dove è stato posizionato il dispositivo. Il braccio va mantenuto quasi immobile per due settimane, proprio per permettere ai cateteri di fissarsi bene dentro il cuore. Per il resto può fare tutto”.
Il professore risponde anche al “giallo” legato all’agenda presidenziale, che prevedeva per la giornata odierna un incontro al Quirinale con i vincitori del Premio Leonardo, poi annullato: “È assolutamente normale che un intervento programmato, come quello per l’impianto di pacemaker, possa essere anticipato in base a segnali clinici del paziente. Basta un episodio di lieve capogiro o una pausa cardiaca più prolungata – rilevata dai controlli – per decidere di intervenire prima del previsto. Non si tratta di un’urgenza nel senso classico, ma di una scelta prudente e tempestiva”.
Un intervento salvavita, dunque, che si può pianificare con anticipo: “In genere si arriva al pacemaker dopo controlli regolari: se la frequenza cardiaca si abbassa progressivamente e durante il sonno compaiono pause, il medico valuta l’impianto. È raro che si tratti di un’urgenza assoluta, ma in alcuni casi si anticipa l’intervento per evitare rischi di sincope o perdita di coscienza”.
Alla luce del decorso positivo, Comito afferma che “Il Presidente potrà verosimilmente partecipare alle celebrazioni del 25 aprile senza particolari limitazioni, se non quelle di buon senso legate al recupero post-operatorio. Potrebbe presentarsi con tutore, o anche senza tenendo il braccio vicino al petto”.
Grazie alle spiegazioni dei dottori Cristiani e Comito, emerge con chiarezza che l’intervento di pacemaker al cuore non è un’emergenza improvvisa, ma una procedura programmata, sicura, tecnologicamente avanzata e ampiamente diffusa, soprattutto nella popolazione anziana. Il Presidente Mattarella, dopo una notte tranquilla e condizioni cliniche stabili, potrà verosimilmente tornare in tempo per le celebrazioni del 25 aprile, confermando la solidità del suo stato di salute e l’efficacia della medicina moderna.
Fonte: Lo speciale giornale